Managers’Cafè 6 Marzo 2019 – Team Branding: come sviluppare la leadership di un team?


Alla vigilia della Festa delle Donne, il MANAGERS’CAFÉ di Marzo dà voce alle sfide di un team tutto al femminile. Questo mese parliamo di team branding in azienda e di come cambiare la percezione che l’organizzazione ha del gruppo a cui si appartiene sia anche una questione molto personale.
Conosceremo un gruppo di Project Manager, che vogliono essere sviluppare la propria leadership e quella del loro team.

MANAGERS’CAFÉ è uno spazio di confronto informale e stimolante in cui si trattano argomenti di management.

MANAGERS’CAFÉ è uno spazio di confronto informale e stimolante in cui si trattano argomenti di management.  Ogni mese un caso aziendale diverso con cui confrontarci.

MERCOLEDÌ  6 Febbraio  2019  18.00-19.30
Formazione Network – Viale Nino Bixio, 2 – Verona

IL CASO AZIENDALE: Chiara, Francesca, Giovanna e Marta sono le project manager di un’azienda tecnologica. Il team è stato costituito da un anno per rispondere alle sfide legate all’aumento del numero e della complessità dei progetti. Al project management team si chiede di sviluppare leadership, diventare vero e visibile punto di riferimento, non solo per le persone che lavorano ai progetti, ma anche per tutti i manager che gestiscono le diverse aree. Le project manager sono esperte nel business e sono cresciute in azienda, ma sono abituate a pensare al loro ruolo come ad un ruolo di servizio ai tecnici: proporsi come leader per loro è un grande salto personale. In una riunione di team si sono confrontate sulla percezione che il resto dell’azienda ha del ruolo dei project manager e si sono rese conto che il cambiamento non è ancora stato completamente compreso e metabolizzato; questo ostacola l’evoluzione del gruppo e il raggiungimento degli obbiettivi del team.  Cosa può fare il project management team per influenzare la percezione che l’azienda ha del ruolo dei PM? Come possono crearsi una reputazione di leader forti e coesi?  

La partecipazione è gratuita e limitata a 20 persone, quindi affrettati ad iscriverti

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Le conversazioni al Managers’Cafè – A chi affido il progetto? Ingredienti per una scelta di successo.

project-manger-woman-juggling-images La sala del nostro studio era veramente piena di partecipanti il mese scorso quando ci siamo incontrati per parlare di Roberta, che si trova a dover scegliere, come spesso accade a manager o imprenditori, a chi affidare il coordinamento di un nuovo progetto.

Roberta si trova in una situazione particolare: i due suoi migliori Project Manager sono entrambi in una situazione critica; il primo, Giovanni, è strapieno di lavoro, mentre Francesca è in un momento difficile di crisi  e si mostra poco motivata nel lavoro. Roberta può anche fare affidamento sui due nuovi arrivati, Enzo e Paola, che però sono veramente inesperti. Quindi, su chiunque cada la sua scelta , ci saranno per lei dei pro e dei contro da affrontare.  Come sempre al Managers’Cafè – grazie al  fatto  che siamo fuori dalla routine di lavoro ed abbiamo la possibilità di osservare dall’esterno queste storie, che risuonano con la nostra esperienza personale ma non ci coinvolgono direttamente – abbiamo analizzato con metodo le possibilità e le conseguenze della scelta per Roberta.

Il metodo che abbiamo utilizzato per confrontarci è il seguente:
per ogni scelta possibile (Giovanni o Francesca o Enzo e Paola)

  • abbiamo  analizzato la motivazione dei  diversi Project Manager davanti al nuovo progetto. Per capirne la  motivazione, l’unico modo è cercare di immedesimarsi in loro e capire quali emozioni, quali pensieri e quali sentimenti proverebbero nel confrontarsi con l’obbiettivo.
  • abbiamo  individuato  quali sono le attività che Roberta  dovrebbe fare per dare il miglior supporto possibile al Project Manager che ha scelto ed aiutarlo a gestire al meglio il progetto in base al livello di motivazione individuato.
  • Infine ci siamo chiesti quali siano, per Roberta e per l’azienda, i pro e contro delle diverse scelte.

Come potete apprezzare, abbiamo scelto di concentrarci sugli aspetti più “intangibili” della scelta e cioè con quale motivazione le diverse persone affrontano il nuovo obiettivo. E lo abbiamo fatto perché di solito, nella scelta, ci si concentra più  sulle competenze, specialmente tecniche, delle persone che sulla loro motivazione. Sia la competenza che la motivazione sono fattori importanti; come leader il nostro lavoro di sostegno cambia  in base alla diagnosi del livello che il  nostro collaboratore  dimostra di avere in queste due aree,  quando è posto di fronte all’ obiettivo  che gli assegniamo.

Ecco i risultati delle conversazioni:

GIOVANNI – I sentimenti di Giovanni possono essere ambivalenti: o spera di essere ignorato (più ne sto fuori meglio è…non ho spazio per un altro progetto) oppure l’idea di lavorare sue due nuove commesse potrebbe essere di grande stimolo. L’ipotesi di coinvolgere Giovanni come supervisore alla crescita di Enzo e Paola potrebbe essere molto motivante per lui che  si vede riconosciuto per il suo valore e coinvolto in un obbiettivo nuovo: insegnare ad altri.
Quindi ROBERTA – Nel caso in cui Giovanni si prenda cura della crescita di Enzo e Paola, dovrà dare supporto ai due junior e mantenere stretti rapporti con il cliente per evitare malcontenti. Per decidere se questa è la scelta migliore Roberta deve valutare:

PRO
capacità di concentrarsi e finire bene i progetti
far crescere il team.
CONTRO
sovraccaricare Giovanni
riduzione della leadership di Roberta.

ENZO E PAOLA– I sentimenti dei due giovani nel vedersi affidare un progetto sono tutti positivi (orgoglio, sensazione di essere apprezzati, nuova opportunità ed entusiasmo). Certo ci sarà anche un po’ di timore del non farcela. Sicuramente nel caso in cui non si scelgano entrambi, potrebbero nascere competizione e demotivazione in chi resta escluso. L’obbiettivo per loro è sfidante, un’opportunità importante per crescere anche se ciò potrebbe significare lavorare di più.
Quindi ROBERTA nel caso in cui affidasse il progetto ad ENZO E PAOLA dovrebbe fornire molto supporto, prevedere momenti di confronto e di verifica continua dei progetti. Sarebbe anche utile che li accompagnasse nelle riunioni con il cliente, oppure che li preparasse facendo delle simulazioni di incontri con il cliente. Infine dovrebbe condividere bene le procedure aziendali. Per decidere se questa è la scelta migliore Roberta deve valutare:

PRO
Occasione di crescita
Opportunità “innovativa” per il team e l’azienda
Entusiasmo davanti al cliente
Le commesse successive possono essere gestite da Enzo e Paola con un carico minimo per Roberta
Occasione per controllare se la selezione è stata efficace
CONTRO
Gestire il rischio di presentare al cliente una commessa non con la solita qualità.
Maggior impegno di Roberta, che dovrà quindi rivedere il proprio carico di lavoro.
“bruciare gli Junior”
Rischio di delusione\esaltazione degli Junior
….. e se cede Roberta?

FRANCESCA – Si sente demotivata nel lavoro, è preoccupata di portare a termine le commesse che già gestisce. Francesca potrebbe chiedere molto aiuto a Roberta.
Quindi ROBERTA, nel caso in cui affidasse il progetto a Francesca, dovrebbe fare un incontro esplorativo per capire le origini della demotivazione. Capire se per Francesca gestire un nuovo progetto o meglio supervisionare e far crescere i giovani può essere motivante. Importante sarà esprimere a Francesca la propria fiducia. Per decidere se questa è la scelta migliore Roberta deve valutare:

PRO
Recuperare una persona importante per il team
Rimetterla in gioco
Minor supervisione rispetto ad assegnare il progetto ai due junior
CONTRO
Non procedere come si dovrebbe
Malcontento del cliente
Ulteriore demotivazione di Francesca.

Guardando i gruppi lavorare, la prima osservazione che abbiamo fatto, è che immedesimarsi negli altri non è facile. Osservare senza interpretare è molto sfidante, soprattutto nel caso di  Francesca, che dimostrava un malessere. I gruppi si sono più concentrati sulle motivazioni del malessere (cosa le sarà successo?) piuttosto che sul come si sente davanti ad un  obiettivo professionale (paura, sfiducia, …..). I sentimenti che i nostri collaboratori provano nel momento in cui diamo un obiettivo sono molto interessanti: a volte ci sorprendono perché sono così diversi da quanto noi abbiamo provato in analoghe situazioni, altre volte troviamo situazioni in cui ci riconosciamo. In ogni caso, la motivazione è un’importantissima leva per il successo e come ogni leva deve essere applicata nel momento giusto e nel punto giusto per poter avere l’effetto positivo che ci aspettiamo. Comprendere come utilizzare questa leva emotiva è una sfida per ogni leader.

Managers’Cafè – 7 Ottobre 2015 – A chi affido il progetto? Ingredienti per una scelta di successo

Café-Philo-Immago

 MANAGERS’CAFÉ riapre le sue porte a chi già ci conosce ed ai nuovi partecipanti, per confrontarci insieme sui temi di leadership e cambiamento.
In questo primo  MANAGERS’CAFÉ  dopo la pausa estiva discuteremo, nel modo informale e stimolante che caratterizza i nostri incontri,   di come bilanciare al meglio le varie componenti di una decisione importante e rischiosa per ogni manager: affidare un compito nuovo ad un collaboratore.

MANAGERS’CAFÉ è uno spazio di confronto informale e stimolante sui temi di management.  In ogni incontro ci confrontiamo  sulle problematiche che  ci propone un caso reale. Insieme confrontiamo esperienze e  valutiamo  la situazione e  l’efficacia delle soluzioni possibili.
MANAGERS’CAFÉ ti aspetta per discutere insieme un nuovo caso aziendale  il primo mercoledì di ogni mese dalle 18:00 alle 19:30  nella sede di Formazione Network.

MANAGERS’CAFÉ  MERCOLEDÌ  7 Ottobre  2015  18.00-19.30
Formazione Network – Viale Nino Bixio, 2 – Verona

CASO:   L’azienda  in cui lavora Roberta ha acquisito due nuove importanti commesse, che verranno gestite dal   dipartimento di cui è responsabile. Per far fronte a questi nuovi progetti, Roberta si trova quindi a dover ripianificare le attività del suo team. La scelta del project manager non è facile: il più adatto a rivestire questo incarico è Giovanni, esperto, affidabile e molto competente ma già completamente occupato nella gestione di altri progetti.
La seconda scelta potrebbe essere Francesca che però in questo momento della sua carriera non dimostra di essere molto motivata, il suo impegno è altalenante. Enzo e Paola sono due giovani project manager, veramente entusiasti, ma con poca esperienza e le loro competenze tecniche sono ancora un po’ acerbe.
Che scelta possiamo consigliare a Roberta? Come ripartire le responsabilità di gestione progetto nel suo gruppo?
In base alle scelte fatte, quali saranno le sue sfide personali come manager?

La partecipazione è gratuita e limitata a 20 persone, quindi affrettati ad iscriverti, scarica il modulo di adesione o invia una mail a  info@formazione-network.it
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Non ci capiamo – le sfide di un team internazionale per soddisfare le esigenze del cliente americano- Managers’Cafè

CartelloneSmallDiversità culturali, team di lavoro Italo Americani, clienti stranieri sono stati  gli argomenti dell’ultimo MANAGERS’CAFE’ del 2014. Cosa cambiare, come integrare le proprie competenze per gestire un team multiculturale e un cliente straniero? Carla, la nostra ottima Project Manager, si trova infatti in una situazione difficile: sta gestendo un team Italo-Americano che sviluppa un progetto per un cliente USA. Da una parte deve costruire la reputazione della società italiana che  ha acquisito un ramo d’azienda negli States, dall’altro deve gestire un team composto da persone abituate per cultura a lavorare in modi diversi.

Per affrontare la situazione che questa storia ci presenta siamo partiti dalle differenze culturali tra Italia e Stati Uniti ed utilizzando la teoria di Trompenaars,  abbiamo individuato 5 aree in cui Carla deve definire delle nuove strategie  di gestione sia per il Cliente che per il team italo-americano:

  • GESTIONE MEETING
  • CONTROLLI
  • COMUNICAZIONE STATI DI AVANZAMENTO
  • RIPIANIFICAZIONE
  • DOCUMENTAZIONE

Partendo dalla gestione del Cliente, Carla deve adattarsi completamente alle abitudini culturali Americane ed evidenziare il valore aggiunto dell’italianità in quello che fa. Le esperienze che abbiamo condiviso sono state molto interessanti: chi aveva già avuto a che fare con Clienti americani ha confermato, per esempio, quanto sia importante essere molto rigorosi e attenti nella gestione dei meeting . Puntualità, agenda condivisa in precedenza, report di riunione a seguire sono elementi che qualificano un buon servizio per il cliente USA.  Sempre parlando di documentazione c’è bisogno di essere rigorosi, maggiormente strutturati per fornire le informazioni in modo chiaro e sintetico. Il cliente è abituato ad essere sempre informato degli stati di avanzamento del progetto ed essere avvisato in anticipo di eventuali cambiamenti.

Per far conoscere e superare le iniziali titubanze nel lavorare con consulenti italiani, Carla presenta al cliente i CV dei suoi collaboratori sottolineando i titoli accademici  che sono così importanti nella cultura americana. Infine possiamo far apprezzare l’italianità grazie alla nostra flessibilità, capacità di risolvere i  problemi in modo creativo e  capacità relazionale.  Abbiamo molto riso sull’opportunità di  cene in ristoranti italiani  e promesse di inviti in Italia: questo da solo non basta di certo ma se tutto il lavoro precedente è ben fatto cementa una buona relazione professionale.

Passando alla gestione del TEAM le cose si fanno, quasi più complicate, ci sono due culture da gestire con equilibrio e soluzioni da trovare che rispondano ai bisogni sia degli americani che degli italiani. Carla chiede ad tutti di fare dei cambiamenti per trovare un nuovo equilibrio che sia un’integrazione delle buone pratiche per tutti, La strategia che consigliamo a Carla è quella di investire nel far conoscere i membri del team tra di loro e ridefinire le responsabilità in modo non geografico e incentivare il più possibile in lavoro congiunto.  Il primo fondamentale passo è un TEAMBUILDING (gestito da FORMAZIONE NETWORK ovviamente) in cui specificare in modo MOLTO trasparente le regole di lavoro e le aspettative di tutti.

Questa prima base di collaborazione viene poi rafforzata da periodi di scambio in cui le persone lavorano nell’altra sede. Per quanto riguarda i meeting,  è opportuna una pianificazione congiunta a lungo termine, che sia rispettosa dei diversi fusi orari e che mantenga aperta la comunicazione.  Vanno valorizzate le conoscenze che il team americano ha del cliente e gestiti i feedback interni ed esterni.

Abbiamo imparato molte cose da questo incontro, prima di tutto a valorizzare le capacità tipicamente italiane di essere flessibili e grandi solutori di problemi. Queste caratteristiche, che noi diamo per scontate e a cui non diamo molto valore sono invece  molto apprezzate all’estero.

La flessibilità si dimostra anche adottando  una certa disciplina nell’abbandonare le cattive abitudini (poca documentazione, scarsa pianificazione, ritardi nei meeting, …..) che compensiamo grazie alla grande predisposizione alla relazione.

Il MANAGERS’CAFE’ TI RINGRAZIA, TI  ASPETTA NEL NUOVO ANNO (4 Febbraio 2015) e TI  AUGURA BUON NATALE e  SPLENDIDO 2015.