Le conversazioni del MANAGERS’CAFE’ – Come scegliere il miglior team possibile?

La settimana scorsa al MANAGERS’CAFE’ abbiamo parlato di come coinvolgere un team, e non era un team qualsiasi ma un team “perfetto” costruito a tavolino da Viola con l’aiuto dei partecipanti dell’incontro di Ottobre.  Quale strategia ha usato Viola,responsabile marketing di un’azienda che ha la responsabilità di lanciare sul mercato due nuovi prodotti strategici per lo sviluppo del business,  ve lo raccontiamo in questo articolo.
Nell’esperienza comune,  condivisa con i partecipanti,  di solito non capita mai di poter scegliere  veramente chi vuoi nella squadra di progetto. Costituire il gruppo di lavoro è sempre  un compromesso ed una negoziazione  tra chi vorresti e chi è disponibile e non coinvolto in altre attività.
Nella nostra storia invece,  Viola ha la sponsorizzazione dell’amministratore delegato per scegliere tutte le persone che desidera.  Il progetto è, infatti,  una priorità assoluta per l’azienda e quindi la sfida che fronteggia è: deve decidere come decidere!

Voi lettori quali criteri utilizzate per scegliere il vostro team? Come costruire un team perfetto, quello che risponderà al meglio davanti alle difficoltà di un progetto impegnativo con tempi di realizzazione strettissimi? Sarà meglio partire dalle competenze, in modo da avere la giusta professionalità per raggiungere le milestone con sicurezza oppure lavorare con persone che hanno un’attitudine tale da mantenere un clima positivo davanti a qualsiasi circostanza?

Le persona al MANAGERS’CAFE’ si sono  divise quasi a metà davanti alla scelta partire dalle competenze o dalle attitudini.  Le attitudini sono quelle qualità quasi innate che una persona utilizza spontaneamente e senza fatica, quegli aspetti di noi che ci caratterizzano agli occhi degli altri. Mentre le competenze sono le capacità di operare che sviluppiamo nella nostra carriera.

Seguendo le preferenze dei nostri ospiti abbiamo diviso la platea in gruppi per determinare a tavolino, in modo estremamente teorico, le caratteristiche  del miglior team possibile.  Tutti si sono messi al lavoro e grazie ad animate conversazioni hanno definito le caratteristiche in termini di competenze o attitudini dei componenti del gruppo di progetto.

Mettendo poi insieme chi ha lavorato sulle attitudini con chi lo ha fatto con le competenze, sono emersi  dei veri e propri profili per individuare le 5 persone che dovranno partecipare al progetto diretto da Viola. Grazie a questi profili la nostra Project Manager potrà scegliere nella sua azienda chi più si avvicina alle descrizioni individuate.

E’ stato divertente vedere la tipologia di gruppi che sono emersi. I profili del team scelti sono stati molto diversi l’uno dall’altro ma avevano tutti una caratteristica comune: la diversità. Persone diverse, alcune molto molto creative accompagnate da altre con un forte senso della realtà, alcune con poche competenze (giovani) altre espertissime.  Le descrizioni dei team erano così vivide che ce li siamo immaginati quasi li avessimo conosciuti.

La discussione è stata molto interessante  ed alla fine si è concentrata sulla figura di Viola, su come dovrà comportarsi per assicurare che il gruppo di lavoro sia efficace.   Infatti in questo caso, come nella realtà, è il leader che si deve adattare al gruppo per fare in modo che la diversità diventi una ricchezza  ed il motore di questi team.

Siete curiosi di utilizzare lo schema per creare il profilo del team del prossimo progetto? Scriveteci, ve lo mandiamo!

 

Managers’Cafè 2 Ottobre 2019 – Come scegliere il miglior team possibile?

Riprendono gli incontri del MANAGERS’CAFÉ  e per iniziare dopo la pausa estiva ti aspettiamo per  riflettere insieme sulle scelta dei  componenti di un team per un progetto sfidante ed impegnativo.

MANAGERS’CAFÉ è uno spazio di confronto informale e stimolante in cui si trattano argomenti di management.  Ogni mese un caso aziendale diverso con cui confrontarci.

MERCOLEDÌ  2 Ottobre 2019  18.00-19.30
Formazione Network – Viale Nino Bixio, 2 – Verona

IL CASO AZIENDALE: Viola è direttore marketing in una media multinazionale italiana con filiali in Europa, negli Stati Uniti ed in Giappone. L’azienda è in piena espansione ed ora sta puntando su una serie di prodotti innovativi per consolidare la sua presenza nel mercato internazionale. Il ruolo di Viola prevede che sia lei la responsabile del lancio di questi prodotti, uno dei quali particolarmente strategico per il futuro del business. L’Amministratore Delegato le ha dato carta bianca per costruire il miglior team per il progetto; in altre parole può scegliere chi vuole per lavorare con lei. I tempi sono stretti, il lavoro da fare è molto e soprattutto ci saranno molti partner da coordinare, sia interni che esterni all’azienda. Viola deve far partire il suo team al più presto, e soprattutto si rende conto che, vista la scadenza molto sfidante, non può fare errori di scelta: deve trovare e coinvolgere fin da subito le persone giuste per costruire insieme un team coeso, che velocemente prende in mano e porta avanti il lancio del prodotto. Grazie all’aiuto dell’Amministratore Delegato, Viola ha già iniziato a pensare ad alcune persone che conosce bene, ma sa che deve anche ampliare il suo sguardo ad altri colleghi, con cui non ha mai collaborato prima. La scelta è complessa, qual è il modo migliore per affrontarla? Quali sono i criteri per scegliere le persone giuste per il team? A chi chiedere supporto? Che domande deve fare per capire se la scelta è corretta?

La partecipazione è gratuita e limitata a 20 persone, quindi affrettati ad iscriverti

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Sei un manager, un dirigente, un imprenditore,  un professionista? Ti aspettiamo al MANAGERS’CAFE’.
Partecipando attivamente al MANAGERS’CAFÉ ti eserciti ad affrontare e risolvere i momenti problematici della tua vita.


Le conversazioni del MANAGERS’CAFE’ – L’arte di coinvolgere un team si impara?

Il 6 marzo, come ogni primo mercoledì del mese, siamo tornati a parlare e confrontarci nel salotto del Manager’s Cafè. Il tema discusso è stato quello del team branding e di come promuovere efficacemente la propria squadra di lavoro.

La storia che ci ha ispirato è quella di Chiara, Francesca, Giovanna e Marta, quattro project manager di un’azienda tecnologica che, da un anno a questa parte, si sono trovate a lavorare insieme in un team. La principale sfida che devono affrontare è quella di lasciare un ruolo di servizio ai tecnici per diventare un punto di riferimento e di leadership nella gestione dei progetti aziendali; infatti, pur essendo già ben conosciute nel loro ambiente lavorativo, le nostre Project Manager si sono rese conto che il loro cambiamento di ruolo non è stato ancora percepito all’interno dell’azienda. La domanda che, dunque, si pongono e dalla quale noi abbiamo iniziato la nostra discussione è: come si può efficacemente promuovere e far conoscere il ruolo di un team all’interno dell’organizzazione?

Per sintonizzarci al meglio sulla situazione ci siamo divisi in piccoli gruppi e abbiamo cominciato ad affrontare la questione proposta suddividendola in due passaggi fondamentali. Innanzitutto, ci siamo concentrati sul processo di creazione di un’identità di team condivisa e “pubblicizzabile”. La prima operazione è stata, dunque, quella di immaginare un team e definire la sua identità e coesione attraverso la riflessione su tre aspetti fondamentali: gli obbiettivi del team, i suoi risultati concreti e le regole esplicite ed implicite che lo contraddistinguono.

Dopo aver dato una forma precisa al nostro gruppo e nel contempo aver  raggiunto un buon “spirito di squadra”, siamo passati alla seconda fase: individuare le parole chiave per descrivere il nostro team. Sono queste parole chiave che, nel confronto e nella conversazione con le altre persone presenti, fanno percepire cos’è davvero il nostro team, che cosa ci si può aspettare da noi, cosa vogliamo ottenere ed in quale modo ci relazioniamo con gli altri, non come individui ma come membri di un team coeso.

A conclusione dei lavori si è osservato come il team branding sia un’attività che richiede un grande spirito di collaborazione e di condivisione. Il pieno coinvolgimento del singolo nell’identità del gruppo è, infatti, fondamentale sia nella definizione interna del team sia nella sua promozione all’esterno; per ottenere un brand riconoscibile è fondamentale che sia prima di tutto riconosciuto univocamente dai suoi “ambasciatori”. E voi che ne pensate?  ci sono altri  passaggi da considerare per la creazione di un brand di team? Ritenete che siano fondamentali anche altre competenze? Avete avuto esperienze simili da condividere? Scrivetecelo nei commenti!

Vi aspettiamo al prossimo MANAGERS’CAFE’ mercoledì 3 aprile presso Formazione Network (Viale Nino Bixio, 2) dalle 18:00 alle 19:30 con un altro caso di business sul quale confrontarci con voi. Abbiamo posto per sole 20 persone, prenotatevi per tempo.

Un ringraziamento come sempre  Paola Angelucci per il supporto SEO e a Davide Tanto per la redazione del post.

Managers’Cafè 6 Marzo 2019 – Team Branding: come sviluppare la leadership di un team?


Alla vigilia della Festa delle Donne, il MANAGERS’CAFÉ di Marzo dà voce alle sfide di un team tutto al femminile. Questo mese parliamo di team branding in azienda e di come cambiare la percezione che l’organizzazione ha del gruppo a cui si appartiene sia anche una questione molto personale.
Conosceremo un gruppo di Project Manager, che vogliono essere sviluppare la propria leadership e quella del loro team.

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MERCOLEDÌ  6 Febbraio  2019  18.00-19.30
Formazione Network – Viale Nino Bixio, 2 – Verona

IL CASO AZIENDALE: Chiara, Francesca, Giovanna e Marta sono le project manager di un’azienda tecnologica. Il team è stato costituito da un anno per rispondere alle sfide legate all’aumento del numero e della complessità dei progetti. Al project management team si chiede di sviluppare leadership, diventare vero e visibile punto di riferimento, non solo per le persone che lavorano ai progetti, ma anche per tutti i manager che gestiscono le diverse aree. Le project manager sono esperte nel business e sono cresciute in azienda, ma sono abituate a pensare al loro ruolo come ad un ruolo di servizio ai tecnici: proporsi come leader per loro è un grande salto personale. In una riunione di team si sono confrontate sulla percezione che il resto dell’azienda ha del ruolo dei project manager e si sono rese conto che il cambiamento non è ancora stato completamente compreso e metabolizzato; questo ostacola l’evoluzione del gruppo e il raggiungimento degli obbiettivi del team.  Cosa può fare il project management team per influenzare la percezione che l’azienda ha del ruolo dei PM? Come possono crearsi una reputazione di leader forti e coesi?  

La partecipazione è gratuita e limitata a 20 persone, quindi affrettati ad iscriverti

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Managers’Cafè 6 Febbraio 2019 – L’arte di coinvolgere un team si impara?


Ecco le domande del primo  MANAGERS’CAFE‘ del 2019: Quanto si cresce guardando come lavorano gli altri? Come possiamo imparare l’arte di allineare  un team sulle decisioni prese?

Conosceremo Francesco che vuole  migliorare la sua capacità di condividere il razionale delle sue decisioni e coinvolgere i suoi collaboratori imparando da chi ammira.

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MERCOLEDÌ  6 Febbraio  2019  18.00-19.30
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IL CASO AZIENDALE: Francesco è un giovane manager di una media azienda in cui è cresciuto professionalmente in modo costante e rapidamente. Da un anno sta lavorando a stretto contatto con l’Amministratore Delegato, un uomo con grande esperienza, che è stato assunto dalla proprietà per sviluppare il business e l’organizzazione. Giorgio, l’AD, ha condiviso con i manager la strategia e nonostante gli obbiettivi sfidanti è riuscito a creare un gruppo affiatato, che lavora in sintonia e che si sta portando a casa risultati significativi.
Francesco è veramente ammirato dalla competenza di Giorgio, in particolare dalla capacità di quest’ultimo di far comprendere a tutto il gruppo manageriale le motivazioni delle decisioni che prende. Sono stati molti i casi in cui, durante le riunioni strategiche, Francesco e gli altri manager partivano da posizioni diverse da quelle dell’Amministratore Delegato, ma alla fine Giorgio riusciva sempre ad allinearli convintamente sulle sue proposte.
Riuscire a condividere il razionale delle sue decisioni e coinvolgere i suoi collaboratori è per Francesco una sfida, sicuramente un’area di miglioramento. Come può imparare da Giorgio a farlo? Quali sono le modalità più efficaci per allineare un gruppo su una decisione?

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Le conversazioni del MANAGERS’CAFE’ – Le sfide personali e professionali nell’essere il capo di un amico

ProeContro

Oggi primo mercoledì di Agosto il MANAGERS’CAFE‘ è in vacanza ma vogliamo farci ricordare e stimolare, anche se in questo periodo solo virtualmente, la riflessione sulle situazioni che emergono nel lavoro. Riprendiamo quindi le conversazioni del MANAGERS’CAFE’, in cui vi raccontiamo le considerazioni dei nostri ospiti durante gli  incontri.

Il tema da cui ripartiamo è quello che abbiamo affrontato a Maggio: come instaurare una buona relazione professionale con un collaboratore che è anche un amico.

Al lavoro passiamo almeno un terzo delle nostre giornate ed è normale che si stringano con colleghi  relazioni che a volte diventano amicizie profonde. In questo caso il confine tra il rapporto professionale e l’amicizia è ben chiaro. Quali sono invece le sfide nella situazione opposta, in cui  un amico viene a lavorare con noi?  Cosa  fare per stabilire dei confini sani tra il rapporto professionale e quello personale?

Queste sono le domande emerse dalla storia di Ezio, capo dipartimento di una società Informatica che ha urgente bisogno di un bravo Project Manager, e che ha selezionato per la posizione un caro amico.

Per affrontare l’argomento abbiamo considerato i pro e contro, per l’azienda e per il manager nell’inserire  nel proprio team un amico.

Blue Classification Table Graphic Organizer

Fondamentalmente da quanto è emerso la velocità di inserimento è un fattore chiave a favore dell’assunzione di un amico. I contro emergono in un secondo momento se il Manager non è preparato a gestire possibili difficoltà che mettono in discussione la sua leadership o la sua amicizia.

Il MANAGERS’CAFE’ ha preparato 7 situazioni difficili in cui, dalla nostra esperienza, si potrebbe trovare il manager ed abbiamo chiesto ai partecipanti di immaginarsi concretamente ciò che potrebbe succedere, identificare la peggiore azione che il manager potrebbe fare in quella situazione e quindi, con un ribaltamento logico, trovare l’azione o le azioni che possono risolvere i problemi.

Spesso è più facile identificare ciò che non dobbiamo fare anziché ciò che dobbiamo fare, per questo motivo abbiamo utilizzato il metodo FLIP. Partire dal negativo e girare in positivo.

Situazione 1 che ha impatto negativo sulla Reputazione del Manager:
Fidarsi ciecamente  progetto sviluppato dall’amico e accorgersi solo successivamente che si sono verificati dei problemi / emersi errori.
AZIONE  peggiore che il manager potrebbe fare in una situazione simile: Dare tutta la responsabilità al suo amico, anziché mettersi in discussione.  O, peggio, trovare un altro capro espiatorio per coprire le mancanze del suo amico.
AZIONE da fare, trasformando l’azione peggiorativa in una (o più) azioni che migliorino la situazione: Strutturare un processo di controllo sull’operato di Silvano.

Situazione 2 che ha un impatto negativo sulla Reputazione dell’Amico:
Promozione dell’amico. Viene vista come raccomandazione e non come merito. Idem per ogni sua conquista.
AZIONE  peggiore che il manager potrebbe fare in una situazione simile: Festeggiare platealmente i meriti e le competenze dell’amico.
AZIONE da fare, trasformando l’azione peggiorativa in una (o più) azioni che migliorino la situazione: Strategia a breve termine: informare tutti i colleghi dei progetti e di come sono stati condotti, in particolare dall’amico.  Strategia a medio termine: informare tutti delle responsabilità che il nuovo ruolo di Silvano comporta.  Strategia a lungo termine: attuazione di un sistema di valutazione delle prestazioni di tutti i componenti del team (chi dimostra, cresce).

Situazione 3   che ha un impatto negativo sui ProgettiDurante una riunione, Silvano espone e sostiene le sue ragioni “oltre” il professionale, rendendo faticoso, per Ezio, contenerlo.
AZIONE  peggiore che il manager potrebbe fare in una situazione simile:  Non arginarlo, anzi appoggiarlo attribuendo colpe ad altri reparti / colleghi.
AZIONE da fare, trasformando l’azione peggiorativa in una (o più) azioni che migliorino la situazione:  Arginarlo durante la riunione, facendo una battuta che “rompa” il ghiaccio creato a seguito della reazione dell’amico.  Dopo la riunione, chiamarlo per una conversazione professionale il  comportamento adeguato all’ambiente di lavoro.

Situazione 4  che ha un impatto negativo sui ClientiReclamo da parte del cliente sul progetto realizzato dall’amico dove le responsabilità di ambo le parti non sono così chiare.
AZIONE  peggiore che il manager potrebbe fare in una situazione simile:  Scaricare le responsabilità sulla squadra dicendo al cliente che le colpe sono dei suoi collaboratori.
AZIONE da fare, trasformando l’azione peggiorativa in una (o più) azioni che migliorino la situazione:  Il manager chiarisce al suo interno le responsabilità e insieme al team definisce una strategia per   rispondere al reclamo e migliorare i rapporti con il cliente.

Situazione 5  che ha un impatto negativo sul loro Rapporto di AmiciziaIn caso di mancato raggiungimento degli obbiettivi, il giudizio negativo ha un impatto negativo sull’amicizia.
AZIONE  peggiore che il manager potrebbe fare in una situazione simile:  Cambiare il ruolo all’amico. L’essere indulgente verso l’amico, creando una situazione poco obbiettiva e ingiusta verso il resto del team.
AZIONE da fare, trasformando l’azione peggiorativa in una (o più) azioni che migliorino la situazione:  Feedback strutturato all’amico con un piano di miglioramento. Disponibilità personale.

Situazione 6 che ha un impatto negativo sui Rapporti con gli altri Dipartimenti:  Il Manager ed  il suo team sono responsabili di un progetto aziendale interdipartimentale. l’amico è capo progetto e  compie errori che ricadono sul lavoro degli altri con effetto domino. Il manager non ha la forza di farglielo capire e questo genera malcontento e perdite economiche.
AZIONE  peggiore che il manager potrebbe fare in una situazione simile:  Il manager e l’amico si accordano per nascondere gli errori commessi , facendo ricadere la colpa sugli altri componenti del team con gravi conseguenze disciplinari (lettera di richiamo).
AZIONE da fare, trasformando l’azione peggiorativa in una (o più) azioni che migliorino la situazione:  Riunirsi con gli altri dipartimenti per capire quale sia la situazione, fare un’analisi di quanto non ha funzionato nel processo. Trovare i correttivi da attuare (affiancamento di Silvano, divisione migliorativa dei compiti affidati, comprendere anche quanto il carattere abbia influenza…).

 Situazione 7   che ha un impatto negativo sul Rapporto con il Capo del Manager:  Difficoltà nel progetto per tempo e/o costi non in linea con le previsioni.
AZIONE  peggiore che il manager potrebbe fare in una situazione simile: Nascondere / coprire il problema. Peggio ancora,  fornire dati falsi.
AZIONE da fare, trasformando l’azione peggiorativa in una (o più) azioni che migliorino la situazione:  “Abbiamo un problema”: riunione di team con l’Amministratore Delegato per condividere i dati ed un piano di intervento. il Manager prende da parte l’amico e, prima della riunione di team, gli fa presente che la fiducia in lui è alta e, proprio per questo, si aspetta che un problema simile venga a segnalato molto prima.

Anticipare le situazioni critiche e sapere già come muoversi in casi simili ci prepara, ci rende consapevoli dei rischi e ci premette di ottenere il meglio de noi stessi e dai nostri collaboratori.

In sintesi siamo arrivati alla conclusione che un Manager può lavorare con amici se ha forti competenze di feedback, di comunicazione,chiarezza nell’esprimere le proprie aspettative, e di gestione di team. E’ importante essere consapevoli che la percezione che abbiamo degli altri dipende moltissimo dall’ambiente in cui li frequentiamo. Lavorare con un amico o un’amica significa conoscersi meglio, da punti di vista nuovi, non dobbiamo quindi dare nulla per scontato.
Fatto questo primo passo, il rapporto lavorativo e personale potrà svilupparsi al meglio.

A voi è capitato di lavorare con un amico o un’amica? Com’è andata? Se volete, fatecelo sapere e racconteremo la vostra storia.

Il Managers’Café tornerà il primo mercoledì di ottobre, è  aperto a tutti fino ad un limite di 20 partecipanti. Seguiteci nei  gruppi di Linkedin e Facebook .
Un ringraziamento come sempre  Paola Angelucci per il supporto SEO.